MARCO LEONARDI – LEONZIO RIZZO
È stato pubblicato un utilissimo rapporto di due ricercatori della Banca d’Italia sul Fiscal Drag. Merita attenzione, non solo per la qualità dell’analisi, ma perché il calcolo viene esteso dal reddito individuale al reddito familiare. Così si può tener conto di misure di benefit a livello familiare come il reddito di cittadinanza e assegno unico per i figli. Non essendo indicizzati all’inflazione possono determinare anch’essi perdite di potere d’acquisto.
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Si è finalmente capito che il tema fondamentale di questa fase economica è il crollo dei salari reali, unici in Europa a non aver recuperato i livelli pre-pandemia. A questo si è sommato un aumento della pressione fiscale effettiva dovuto al Fiscal Drag.
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L’inflazione ha gonfiato i bilanci dello Stato ma ha impoverito quelli dei Comuni. A pagarne il conto saranno i cittadini per ben due volte. La prima volta, perché dipendenti e pensionati che pagano l’IRPEF hanno già pagato 25 miliardi di Fiscal Drag nelle casse dello Stato. La seconda volta perché, per effetto della riduzione dei trasferimenti dallo Stato ai Comuni, prima o poi i comuni saranno costretti a tagliare i servizi.
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I periodi di inflazione sono una grande redistribuzione dal lavoro dipendente ai redditi da lavoro autonomo e da capitale. Aumentano i prezzi ma in modo più che proporzionale anche il carico fiscale sui salari. Si chiama Fiscal Drag. L’ufficio parlamentare di bilancio ha certificato che, negli ultimi due anni di inflazione, questo ha spazzato via nove anni di misure per i lavoratori dipendenti.
MARCO LEONARDI
Negli ultimi tre anni la politica economica del governo Meloni ha prodotto molto poco, sembra piuttosto l’economia del criceto. Come il criceto che corre nella ruota senza spostarsi di un centimetro. Alla fine il sistema torna sempre al punto di partenza e spesso in condizioni peggiori di prima.
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Dopo diciassette mesi di ritardo, il contratto dei metalmeccanici è stato firmato. Non è solo una buona notizia per un milione e mezzo di lavoratori dell’industria. È un evento che dice molto sullo stato della contrattazione collettiva in Italia.
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Negli ultimi anni di inflazione elevata la pressione fiscale italiana è aumentata anche senza l’introduzione di nuove tasse. La dinamica è sottile ma potente e si articola su due fronti. Non ci sono solo i limiti degli scaglioni delle aliquote IRPEF che sono rimasti invariati. Ci sono anche le soglie per cui si ha diritto a detrazioni e deduzioni fiscali, anche esse non indicizzate. Dall’altro lato le soglie ISEE, per cui si ha diritto a ricevere un determinato servizio o un sussidio, non sono anch’esse indicizzate.
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Il progetto di autonomia differenziata è fermo. Il PNRR impone comunque all’Italia alcuni obiettivi vincolanti in materia di federalismo fiscale. Tra questi, la richiesta di superare i trasferimenti statali diretti a favore di forme di compartecipazione a tributi erariali.
MARCO LEONARDI
Il controllo dei conti pubblici insieme alla stabilità politica è uno degli asset più pregiati di questo governo. Il ministro del Tesoro ha ottenuto il premio di “Ministro delle Finanze dell’anno” e lo spread si è ridotto. Ma gran parte del controllo del debito non è avvenuto grazie a scelte coraggiose o riforme strutturali. È stato ottenuto per una buona dose di inerzia, cavalcando l’inflazione.
MARCO LEONARDI
Il governo Meloni, sul piano economico interno, ha fatto poco o nulla di strutturale. Il principale merito, la tenuta dei conti, è attribuibile allo stop tardivo del superbonus ma soprattutto all’inflazione: +17% cumulato nei due anni post-Covid.
