Finalmente liberi di scegliere
LAURA INCANTALUPO • Co-responsabile Dipartimento legalità e antimafia PD Milano
Presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma, su iniziativa della Senatrice Vincenza Rando, si è tenuta la proiezione del film Francesca e Giovanni di Ricky Tognazzi. È un film che vale assolutamente la pena vedere. Mette in fila i fatti della vita di Giovanni Falcone, oggi celebrato anche dai suoi detrattori ma umiliato professionalmente in più di un’occasione. Per la prima volta, valorizza il livello professionale di Francesca Morvillo.
Per molti anni Sostituto Procuratore presso il Tribunale dei Minorenni, la dottoressa Morvillo credeva profondamente nel principio della mano tesa, della seconda opportunità da offrire soprattutto ai più giovani.
Al termine del film la Senatrice Rando ha informato della presentazione della proposta di legge Liberi di scegliere. È lei la prima firmataria. Questa iniziativa porta quello che finora era stato un protocollo a tutela dei minori nati in contesti mafiosi allontanandoli, ad avere dignità di legge. Prevede misure di tutela specifiche anche per le madri. Affianca il lato giudiziario a un accompagnamento sociale nel solco della Costituzione.
Una prospettiva per donne e minori
La Senatrice ha voluto sottolineare come questa proposta abbia trovato la sensibilità da parte di tutte le forze politiche nella Commissione Antimafia. Per la prima volta si è occupata di minori, dedicandovi due anni e mezzo di audizioni. La necessità è quella di fare in fretta per dare un futuro soprattutto alle donne. Altrimenti non hanno la possibilità di lavorare perché spesso sono senza competenze professionali da spendere.
Tra i presenti in sala numerosi operatori del settore di cui si ritiene utile illustrare brevemente gli interventi.
DOTTOR PIETRO GAETA
PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE
Ha sottolineato come il film guardi il mondo con gli occhi di una donna e fornisca un doppio piano narrativo. La memoria nel raccontare le vittime della Palermo delle guerre di mafia e di speranza, intreccia la vicenda palermitana al riscatto di due dei giovani protagonisti. Sul piano civile poi ci porta a chiedere se siamo degni di onorare fino in fondo la memoria di questi eroi. Le meritiamo? Diciamo sempre che i giovani sono il nostro futuro ma investiamo così poco in loro.
La seconda opportunità grazie allo studio
DOTTORESSA CLAUDIA CARAMANNA
PROCURATRICE PRESSO IL TRIBUNALE DEI MINORENNI DI PALERMO
Ricorda come abbia partecipato al concorso all’Hotel Ergife di Roma nel quale la dottoressa Morvillo era commissaria e rievoca le emozioni di quei giorni. Il film è stato girato nella sua attuale stanza presso il Tribunale di Palermo. “Volevo imparare il suo metodo ma l’archivio era inagibile. L’ho fatto aprire sotto la mia responsabilità. C’erano persino i topi. Ho visto i verbali scritti a mano”.
La dottoressa Caramanna si dice convinta che la dottoressa Morvillo sarebbe stata felice di questo disegno di legge. Si colloca proprio nel solco della mano tesa. Il protocollo ha permesso la partenza di un cammino faticoso. Ora i risultati iniziano a vedersi, oggi sono più di 180 gli interventi. C’è la possibilità del cambio di identità, cosa fondamentale e sono previsti aiuti economici.
Fondamentale è il fatto che siano le donne, le mamme che scelgono. Tradizionalmente, nelle organizzazioni mafiose gli uomini non parlano e le mogli non devono fare domande. Quando gli uomini vengono arrestati scatta il welfare mafioso. Per questo è necessario intervenire prima. Molte donne capiscono proprio grazie a questa seconda opportunità l’importanza dello studio. “Spero che i miei figli scelgano di andare a scuola. Io non l’ho fatto e me ne sono pentita” dice una mamme. Fra gli obiettivi fondamentali di questo protocollo, che si spera diverrà presto legge, c’è di impedire la trasmissione del codice genetico mafioso.
Recuperare il tempo perduto
FELICE CAVALLARO
AUTORE DEL LIBRO SU FRANCESCA MORVILLO
Racconta come, durante le tre presentazioni fatte con Don Luigi Ciotti, sia stato proprio il fondatore di Libera a sottolineare come si stia facendo adesso quello che la dottoressa Morvillo ha cercato di fare 50 anni fa, con una lungimiranza e uno spessore professionale evidenti. Per l’organizzazione mafiosa era la sbirra che voleva togliere i figli. La realtà invece era che lei li voleva rendere liberi di scegliere. È quello che il procuratore Di Bella ha cercato di realizzare.
Se vogliamo rendere libero questo paese, aggiunge Cavallaro, dobbiamo entrare nei quartieri dove le organizzazioni mafiose controllano il territorio. Dobbiamo rendere quei ragazzi davvero liberi di scegliere.
Tutelando i minori si cura la società
ROBERTO DI BELLA
GIÀ PRESIDENTE DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI DI REGGIO CALABRIA E OGGI A CATANIA
Colui che più di tutti ha dato impulso al protocollo Liberi di scegliere sottolinea come la magistratura minorile sia stata per molti anni negletta, considerata minore in ogni senso. Tutelando i minori invece si cura la società. Si interrompe la trasmissione di disvalori e dinamiche criminali che portavano a processare prima i padri e poi i figli. Questa cultura distorce il rapporto di questi ragazzi con le istituzioni. Si pensi solo che nella locride i ragazzini si fanno tatuare l’immagine di un Carabiniere sotto la pianta dei piedi. È il modo per poterlo calpestare.
“Abbiamo visto sfilare nei Tribunali ragazzi che avrebbero potuto avere una vita diversa” ci dice. Per questo, “a partire dal 2012 abbiamo cercato di intervenire con provvedimenti civili per tutelarli e renderli liberi di scegliere raccogliendo la richiesta di aiuto di molte mamme. I padri spesso sono in carcere o morti. È una sorta di progetto Erasmus della legalità”.
Il problema di molte di questa mamme è che non possono dare contributi tali da essere inserite nei programmi di protezione. L’incontro con Libera, con la Senatrice Rando e con Don Ciotti ha permesso di lavorare con ben sei ministri per creare questo protocollo, ora diventato proposta di legge. Grazie alla scelta delle donne ben tre boss hanno deciso di collaborare. C’è stato persino un nonno. Per questo, sottolinea il magistrato, serve una legge nazionale: per dare una risposta a tutte quelle donne, a tutti quei ragazzi che nella giustizia minorile e nello Stato ripongono una speranza.
