Test di ammissione all’università
GIOVANI

Test di ammissione all’università

MARCO LEONARDI – Leonzio Rizzo

Il problema dei test di ammissione all’università non è un’anomalia italiana. È un problema discusso da decenni in tutte le università del mondo, dalle Ivy League americane ai sistemi europei più selettivi. Esiste una letteratura sterminata che mostra quanto sia difficile – se non impossibile – costruire strumenti di selezione che siano insieme equi, predittivi del successo accademico e socialmente accettabili.

I test standardizzati selezionano, ma selezionano anche per background familiare; le valutazioni scolastiche riflettono scuole molto diverse tra loro; le prove orali introducono discrezionalità. Non esiste una soluzione perfetta, però in tutto il mondo si continua a fare i test di ammissione.

In Italia, il dibattito su Medicina aveva un punto di partenza chiaro e condiviso: servono più medici. Il problema politico era quindi semplice: aumentare il numero di accessi a Medicina, programmando seriamente la formazione e le borse di specializzazione. Si poteva fare, gradualmente o anche in modo più deciso. Ma non si è voluto fare così.

Si è scelta la via del populismo. Per accontentare la richiesta di accesso libero, agitata in particolare da Matteo Salvini, si è costruito un meccanismo che non esiste in natura. Formalmente l’ingresso è libero, nella sostanza si introduce dopo sei mesi un filtro durissimo, improvviso e concentrato. Una selezione rinviata, non abolita. Anzi, resa più traumatica, più opaca e più conflittuale.

Scomparso il normale test di ingresso

Fino all’anno scorso per entrare a medicina c’era un normale test ingresso. Erano previste diverse domande a crocetta di logica, matematica, fisica, chimica e biologia. Adesso c’è un semestre filtro. Entra solo chi supera contemporaneamente 3 esami da dare a dicembre: Fisica, Chimica e Biologia. Le stesse materie quindi non a settembre come test di ingresso ma dopo un semestre di corsi per lo più online.

Il vecchio test di Medicina aveva mille difetti, ma almeno aveva una funzione chiara. Selezionava prima dell’ingresso. Se non andava bene si poteva migliorarlo. Potevi studiare la correlazione tra centinaia di migliaia di risultati test del passato e la carriera seguente degli studenti e così trovare domande del test più utili e predittive. Invece non è mai stato fatto nessuno studio. 

Potevi chiederti, sulla base dei test passati: quanti ragazzi avevano fatto un test sufficiente contemporaneamente in 3 materie? A quel punto avresti capito che il numero di quelli che sarebbero passati al nuovo semestre filtro sarebbe stato esiguo. Potevi ben prevedere che sarebbe stato un disastro. Ma non è stato fatto niente.

E così è stato introdotto il semestre filtro. L’idea -populista- era di far credere che effettivamente potevano entrare tutti. La giustificazione nobile era dimostrare che pochi mesi di università insegnano e selezionano meglio degli odiati test a crocetta.

Cosa non ha funzionato

È andato tutto storto. Il nuovo sistema illude decine di migliaia di studenti e famiglie, scarica sull’università una selezione che la scuola non ha fatto, concentra tutto su pochi esami e produce un effetto socialmente esplosivo. Due studenti su tre esclusi dopo aver investito un anno di vita. Sono stati bocciati talmente tanti che non si coprono neppure i 18 mila posti di medicina disponibili nelle università pubbliche.

Mentre con l’esame di ammissione a settembre tutti avevano già un piano B dell’iscrizione a un’altra facoltà in caso non fossero passati al test di medicina. Adesso molti non hanno davvero il piano B perché in caso, anche se passassero la graduatoria, dovrebbero probabilmente andare in un’altra città. Per non dire di tutti quelli che provano a trasferirsi a medicina da altre facoltà. Ogni anno sono circa la metà degli iscritti al test di ammissione. Questi li hai costretti a mollare tutto, a fare un semestre filtro e poi si ritrovano da capo. 

Il governo ha squalificato l’università

In conclusione, per dar retta al populismo, il governo ha squalificato l’università. Alla fine del semestre filtro sono passati molti meno studenti che nel consueto test di ammissione di settembre degli anni scorsi. Ha dato 50 milioni alle università per fare il semestre filtro ma avrebbe fatto molto meglio a spenderli per incrementare le borse di specializzazione. 

Ha frustrato migliaia di studenti e famiglie. Avrà mille ricorsi, perché per coprire i posti disponibili dovranno cambiare le regole in corso. Una pressione crescente per recuperare gli esclusi, allargando comunque i posti. E, parallelamente, un vantaggio competitivo per le università private, che continuano a offrire il consueto test di ammissione a settembre. Un’enorme pressione per accogliere in altre materie le decine di migliaia di studenti esclusi, con le altre facoltà non mediche che riaprono i termini di iscrizione a gennaio.

Insomma davvero un disastro. Qualcuno dice che ora aumenterà anche la pressione per permettere alle università online di fare anche i corsi di medicina. Chi vuole pensare male, come si dice, spesso ci azzecca.


Pubblicato su Il Foglio il 18.12.25

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