Sicurezza sul lavoro a confronto
GIOVANNI LO CICERO – NICOLETTA PUSCEDDU
La sicurezza sul lavoro è un obiettivo prioritario dei paesi anglosassoni come del nostro. In Canada, Stati Uniti, Irlanda, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda prevale il modello della common law. In Italia l’ordinamento giuridico si fonda su una tradizione di tipo civilistico. Nei due casi si distinguono approccio normativo, struttura legislativa e modalità di applicazione diverse.
Nel sistema anglosassone, la sicurezza sul lavoro è legata al principio del duty of care. È un concetto giuridico fondamentale nel sistema della common law. Si traduce in italiano come dovere di diligenza o obbligo di cura. In ambito lavorativo si riferisce all’obbligo legale del datore di lavoro di garantire un ambiente sicuro per i dipendenti e di adottare misure ragionevoli per prevenire danni alla loro salute. Attenzione particolare è rivolta alla valutazione del rischio e alla buona prassi (best practice) aziendale.
In Italia, invece, la materia è regolata dal DL 81/2008, noto come Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro. Codifica e prescrive in modo dettagliato gli obblighi dei datori di lavoro in materia di prevenzione e protezione nonché le responsabilità dei lavoratori stessi nel rispettare le normative di sicurezza. A questo si aggiunge l’articolo 2087 del Codice civile. Questo impone agli imprenditori di adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare l’integrità fisica e morale dei lavoratori, in relazione alla natura dell’attività svolta.
Responsabilità civile o penale
Nel modello giuridico anglosassone le controversie in materia di sicurezza si risolvono prevalentemente in sede civile. Le aziende possono essere chiamate a rispondere per negligenza se non rispettano il duty of care tramite risarcimenti e/o sanzioni, anche mediante azioni collettive (class action). La responsabilità penale è possibile ma relativamente rara e riservata a casi rilevanti. Le decisioni si basano su precedenti giurisprudenziali e sull’analisi del singolo caso, con prevalente ricaduta economica e reputazionale dell’azienda.
In Italia, le violazioni delle norme sulla sicurezza possono comportare più frequentemente conseguenze penali. Le sanzioni vanno dalle multe alla reclusione nei casi più gravi. Questo conferisce al sistema italiano un carattere più vincolante e repressivo.
Autonomia delle aziende o controllo diretto
Un ulteriore elemento distintivo riguarda il grado di intervento statale. Nei paesi che adottano la common law, lo Stato e le agenzie regolatorie come, per esempio, la Occupational Safety and Health Administration (OSHA), un’agenzia del Dipartimento del Lavoro negli USA, forniscono linee guida e standard generali. Lasciano però alle imprese il compito di implementarli. Di conseguenza, le pratiche di sicurezza possono variare notevolmente tra un’azienda e l’altra.
In Italia, invece, lo Stato esercita un controllo diretto attraverso enti come l’INAIL, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e le ASL. Questi verificano il rispetto delle normative tramite ispezioni e accertamenti sulla documentazione formale e applicano sanzioni in caso di irregolarità.
In conclusione, entrambi i modelli giuridici perseguono la sicurezza dei lavoratori. Il sistema anglosassone privilegia la responsabilità civile e l’autonomia aziendale. Quello italiano si caratterizza per un impianto normativo più rigido e un controllo statale più incisivo. Tuttavia, lascia certamente riflettere che, a titolo di esempio, in Italia si registrino annualmente circa il doppio degli incidenti mortali sul lavoro rispetto al Regno Unito.
