Gibellina, Placemaking in città
GIUSEPPE DE SIMONE
C’è la fronda di un albero che svetta, da qualche giorno, nel bel mezzo della grande piazza di Gibellina. È la cittadina siciliana distrutta dal sisma del Belice del 1968 e poi ricostruita all’insegna dell’arte e della cultura. Oggi, nel bel mezzo della piazza principale del paese si trova, infatti, un Walking3, una panchina mobile. Tiene, al suo centro, una pianta di Terebinto; un gesto semplice e potente, frutto di un processo partecipativo partito dal basso con un sondaggio online sui bisogni e i desideri dei cittadini per la propria città del futuro.
Tutto è partito ad agosto. Tra un ombrellone e un bagno del caldo mar Mediterraneo, i gibellinesi si sono trovati a compilare un questionario sulla loro città, le loro esigenze abitative e sociali, il futuro. Come lo potevano immaginare o sperare. E così, click dopo click, gli abitanti del piccolo centro belicino hanno chiesto, per la loro città, spazi per l’espressione artistica dei più giovani, zone d’ombra nei luoghi più assolati, arredi urbani, piste ciclabili e tanto altro.
Due giorni di guerriglia urbana
E gli esperti italiani e internazionali del Bosch Alumni Network e della Fondazione Robert Bosch di Stoccarda hanno studiato e preparato una due giorni di guerriglia urbana, un intervento di Placemaking tattico. Hanno trasformato la città in un laboratorio di immaginazione civica, dove la comunità locale ha potuto sperimentare nuove forme di convivenza e di uso dello spazio pubblico.
Appena arrivati in città, un veloce tour conoscitivo tra le oltre cento opere d’arte all’aperto installate nel corso dei decenni e poi è stata “guerrilla”. La richiesta di spazi all’ombra e zone verdi si è trasformata in un prototipo di “Verde Conviviale”. È una panchina con albero, la Walking3 appunto, costruita collettivamente dai ragazzi delle squadriglie degli Scout che si sono presentati all’appuntamento; guidati dalle sapienti mani dell’architetto Ivan Iosca, co-direttore dal 2016 al 2024 del festival Luci e Suoni d’Artista. Da anni illumina Ruvo di Puglia (Bari). Hanno dato vita a un prototipo che apre la strada a un processo di riappropriazione dei luoghi urbani. Li trasforma in spazi di incontro, riposo e riflessione.
E chissà cosa potrebbe diventare, all’ombra della Torre di Mendini, la piazza del paese con dieci, cento, mille panchine alberate.
A Gibellina laboratori di Land Art
Nello stesso pomeriggio Gibellina si animava con altre attività. Si sono svolti laboratori di Land Art. Sono state fatte simulazioni su ipotetiche crisi ambientali per stimolare la risposta dei gibellinesi e ulteriori momenti di ascolto. Bambini, giovani e adulti hanno espresso desideri concreti: la riapertura della piscina provinciale, laboratori di politica, corsi per imparare a gestire i beni di tutti, lezioni per distinguere le fake news, il ritorno del “Cinema sotto le stelle”.

Tra le iniziative più toccanti, infine, la presentazione del podcast pilota “Female Face of Gibellina”. La giornalista bosniaca Lidija Pisker ha raccolto le voci delle donne gibellinesi. Ha intrecciato memoria e narrazione in una camminata urbana attraverso i luoghi significativi della città nuova. È stato un racconto corale. Ha restituito dignità e profondità alla storia femminile di Gibellina, in dialogo con il progetto “Female Face of Zenica” realizzato in Bosnia nel dopoguerra.
“Gibellina, come sempre, dimostra maturità, apertura e visione – hanno commentato gli Alumni del network creato dalla Bosch. Torneremo, se possibile, per implementare alcune delle idee nate dal confronto con i miei concittadini. Il Walking3 è solo un inizio. È un invito a pensare la città come spazio vivo, da abitare, da spostare, da coltivare.”
