Intanto aumenta la spesa farmaceutica
CITTÀ E CITTADINI

Intanto aumenta la spesa farmaceutica

Silvia Roggiani • Segretaria Regionale Lombardia e deputata del Partito Democratico

La sanità pubblica italiana continua a essere sottofinanziata. Il tema dell’aumento della spesa farmaceutica solleva diverse ombre sull’operato del governo Meloni. L’inchiesta di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera pone interrogativi politici enormi che meritano risposte immediate. Riguarda il modo in cui vengono utilizzate le risorse pubbliche. Milioni di cittadini fanno i conti con liste d’attesa infinite, pronto soccorso al collasso, carenza di personale sanitario e una crescente rinuncia alle cure.

I numeri raccontano una realtà molto chiara. Nei primi nove mesi del 2025 la spesa farmaceutica ha superato il tetto di spesa previsto di ben 2,85 miliardi di euro. Una crescita che non può essere spiegata soltanto dall’invecchiamento della popolazione o dall’arrivo di farmaci innovativi. L’inchiesta mostra infatti come precise scelte politiche del Governo abbiano modificato i sistemi di remunerazione delle farmacie e i meccanismi di distribuzione dei farmaci. Hanno prodotto un forte aumento dei costi a carico dello Stato. Vi sono stati invece maggiori margini economici per farmacie, grossisti e industria farmaceutica.

La delega al servizio farmaceutico nelle mani di un farmacista

È qui che emerge un grave conflitto di interessi. La delega al servizio farmaceutico è nelle mani del sottosegretario Marcello Gemmato, esponente di Fratelli d’Italia e farmacista. Proprio per questo sarebbe stato necessario il massimo livello di trasparenza e di prudenza nelle scelte adottate. Invece ci troviamo di fronte a riforme che, secondo quanto documentato, producono centinaia di milioni di euro di maggiori guadagni per gli operatori della filiera farmaceutica. Il Servizio sanitario nazionale continua a essere impoverito.

La maggioranza ha respinto tutte le proposte del Partito democratico  per aumentare gli stipendi di medici e infermieri, per assumere personale, per abbattere le liste d’attesa o per rafforzare la sanità territoriale. Allo stesso tempo ha approvato norme che – secondo le stime riportate – potrebbero generare circa 270 milioni di euro annui di maggiori costi a vantaggio della filiera farmaceutica.

Le risorse per remunerare la filiera farmaceutica

Il paradosso è tutto qui. Da una parte il Governo continua a sottofinanziare il sistema sanitario pubblico. La spesa sanitaria in rapporto al Pil continua a restare al di sotto della media europea. Il definanziamento progressivo del SSN sta spingendo sempre più cittadini verso la sanità privata. Dall’altra, però, si trovano risorse per modificare i meccanismi di remunerazione delle farmacie e della distribuzione dei farmaci. Gli effetti rischiano di scaricarsi interamente sui conti pubblici.

La verità è che la sanità pubblica italiana avrebbe bisogno di investimenti seri, di programmazione e di trasparenza. Ogni euro speso male è un euro sottratto a un reparto ospedaliero, a una visita specialistica, a un’assistenza domiciliare o all’assunzione di personale sanitario. I cittadini attendono mesi per un esame diagnostico. Rinunciano a curarsi perché non possono permettersi il privato. Il Governo Meloni continua a fare scelte che sembrano privilegiare altri interessi rispetto alla tutela universale del diritto alla salute.