I primi effetti del dazio da tre euro
DOGANE EUROPA

I primi effetti del dazio da tre euro 

Il nuovo dazio comunitario da tre euro cambia le rotte dell’e-commerce. Calano le importazioni semplificate, le dichiarazione H7, ma le grandi piattaforme si riorganizzano attraverso società europee. A prima vista sembrerebbe una vittoria della nuova politica doganale europea.

I numeri diffusi dalle varie testate giornalistiche mostrano che l’introduzione del dazio speciale da tre euro sui mini-pacchi provenienti dai Paesi extra comunitari ha provocato, nei mesi di luglio e agosto, una marcata riduzione delle dichiarazioni semplificate utilizzate per l’e-commerce di piccolo valore.

Il calo registrato sfiora il 39% rispetto al bimestre precedente. Ma dietro le statistiche si nasconde una realtà più complessa.

L’impressione che emerge osservando i primi effetti del nuovo quadro normativo europeo è che il dazio introdotto dal Regolamento UE 2026/382 stia riducendo soprattutto il ricorso alla dichiarazione H7. È la procedura doganale semplificata utilizzata per le spedizioni fino a 150 euro. Non si è però determinata una corrispondente contrazione dei flussi commerciali diretti verso il mercato dell’Unione.

In altre parole, diminuiscono le pratiche H7, ma non necessariamente le merci.

Le grandi piattaforme internazionali dell’e-commerce sembrano infatti aver avviato una profonda revisione delle proprie strategie logistiche. Il nuovo prelievo fisso, applicato a ciascun articolo importato direttamente al consumatore europeo, rischia infatti di incidere significativamente sui margini dei prodotti di basso valore.

Per questo motivo alcuni operatori stanno scegliendo una strada diversa.

Anziché spedire il bene direttamente all’acquirente finale con il tradizionale schema business to consumer, sempre più frequentemente l’importazione viene effettuata da società del gruppo localizzate nell’Unione europea oppure da stabili organizzazioni appositamente costituite. La merce entra così nel territorio unionale mediante un rapporto commerciale tra imprese e solo successivamente viene ceduta al consumatore finale.

La nuova partita appena cominciata

È il modello che gli operatori definiscono B2B2C.

Si tratta di una soluzione perfettamente compatibile con le regole del mercato unico, purché la società europea svolga un ruolo reale e non meramente formale. Il punto decisivo diventa infatti accertare se il soggetto unionale acquisti effettivamente i beni, ne assuma il rischio imprenditoriale e disponga di una propria autonomia operativa.

Se queste condizioni sussistono, l’operazione rientra nella normale libertà organizzativa delle imprese. Se invece l’importatore europeo fosse soltanto un intermediario di facciata e la merce risultasse in sostanza già venduta al consumatore prima dell’ingresso nell’Unione, non potrebbero escludersi contestazioni da parte delle autorità doganali.

La partita, dunque, è appena cominciata. Il dazio da tre euro ha certamente cambiato il volto delle importazioni low cost. Resta da verificare se abbia davvero ridotto il volume delle merci provenienti dall’Asia oppure se abbia semplicemente accelerato una trasformazione delle strutture distributive dell’e-commerce mondiale. Come spesso accade in materia doganale, i flussi non scompaiono ma cambiano percorso. E per le autorità europee la sfida sarà comprendere quando dietro un nuovo schema logistico si nasconde una scelta imprenditoriale autentica e quando, invece, si cela soltanto un modo diverso di presentare la stessa operazione commerciale.

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