Porte chiuse alle importazioni facili
Dal prossimo 1 luglio l’Unione europea introdurrà un dazio doganale fisso di 3 euro sugli articoli di valore non superiore a 150 euro acquistati presso operatori stabiliti fuori dall’Unione. Una misura destinata a incidere profondamente sul commercio elettronico internazionale. Rappresenta uno dei pilastri della più ampia riforma del sistema doganale europeo. La decisione arriva al termine di un lungo dibattito.
Negli ultimi anni ha visto contrapporsi, da una parte, le esigenze di liberalizzazione del commercio e, dall’altra, la necessità di garantire una maggiore tutela del mercato interno europeo.
Secondo la Commissione, infatti, il sistema vigente non sarebbe più adeguato a gestire i volumi di merci generati dalla crescita dell’e-commerce mondiale. Negli ultimi anni abbigliamento, elettronica, accessori, giocattoli e articoli per la casa hanno raggiunto il mercato comunitario attraverso spedizioni di modesto valore. Grazie alla soglia di esenzione prevista dalla normativa doganale, non erano soggette al pagamento dei dazi.
Una regola introdotta in un contesto economico completamente diverso dall’attuale. Quando fu prevista, infatti, l’esenzione aveva lo scopo di evitare alle amministrazioni doganali costi di gestione superiori agli importi da riscuotere. Oggi, però, la digitalizzazione delle procedure e l’enorme crescita degli acquisti online hanno radicalmente modificato lo scenario.
Una situazione di evidente squilibrio concorrenziale
I numeri illustrano chiaramente il fenomeno. Nel solo 2025 quasi sei miliardi di articoli di basso valore sono stati spediti direttamente ai consumatori europei da operatori stabiliti fuori dall’Unione. Un flusso commerciale senza precedenti che, secondo Bruxelles, ha finito per creare una situazione di evidente squilibrio concorrenziale.
Le imprese europee, infatti, sono soggette a rigorosi obblighi fiscali, doganali e normativi. Devono rispettare regole stringenti in materia di sicurezza dei prodotti, tutela ambientale, etichettatura e protezione dei consumatori. Molti operatori extraeuropei, invece, hanno potuto beneficiare di costi inferiori e di procedure semplificate. Hanno conquistato quote sempre più consistenti del mercato comunitario. La Commissione europea respinge tuttavia l’idea che il nuovo dazio rappresenti una misura protezionistica.
L’obiettivo dichiarato non è limitare gli scambi internazionali, bensì garantire condizioni di concorrenza più equilibrate tra tutti gli operatori economici. Accanto alle ragioni economiche emergono però anche importanti motivazioni legate alla sicurezza dei prodotti. Le autorità doganali europee hanno intensificato negli ultimi anni le attività di controllo. I risultati delle verifiche hanno destato non poche preoccupazioni.
Ampia attività di controllo a livello europeo
Nel corso del 2025 è stata realizzata un’ampia operazione coordinata a livello europeo. Ha coinvolto tutte le amministrazioni doganali degli Stati membri e oltre cento autorità di vigilanza del mercato. L’attività si è concentrata principalmente su giocattoli, piccoli dispositivi elettronici, cosmetici, integratori alimentari e dispositivi di protezione individuale.
Dalle verifiche è emerso un quadro giudicato allarmante dagli stessi organismi europei. Più della metà dei prodotti controllati è risultata non conforme alle disposizioni comunitarie. In numerosi casi mancavano le informazioni obbligatorie per il consumatore, le istruzioni di utilizzo, le avvertenze di sicurezza o la documentazione tecnica richiesta dalla normativa europea. Ancora più significativi sono stati i risultati delle prove di laboratorio effettuate su un campione di prodotti ritenuti a rischio.
Una percentuale molto elevata degli articoli sottoposti ad analisi è stata considerata potenzialmente pericolosa per la salute e la sicurezza dei consumatori a causa della presenza di sostanze non autorizzate, rischi di soffocamento per i bambini, problemi di isolamento elettrico o altre criticità tecniche. In questo contesto il nuovo dazio viene considerato da Bruxelles come uno strumento destinato non soltanto a generare un trattamento fiscale più uniforme. Favorisce anche una maggiore tracciabilità delle merci.
Stesse regole nel mercato UE per tutti
Il meccanismo previsto dalla nuova normativa è relativamente semplice. Per ciascun articolo presente nella spedizione sarà dovuto un importo fisso di 3 euro. La tariffa sarà applicata indipendentemente dal sistema IVA utilizzato e resterà in vigore fino al luglio 2028. Nel contempo l’Unione europea completerà la realizzazione del nuovo Customs Data Hub. È una vasta piattaforma digitale destinata a rivoluzionare la gestione delle informazioni doganali. Consente controlli più rapidi ed efficaci sulle merci in ingresso.
Un ulteriore passo in questa direzione sarà compiuto dal 1 novembre 2026, quando diventeranno obbligatori gli identificatori di prodotto. Grazie a questi codici le autorità potranno seguire con maggiore precisione il percorso commerciale delle merci. Potranno individuare più facilmente prodotti contraffatti, non conformi o potenzialmente pericolosi.
Per i consumatori europei le conseguenze immediate potrebbero tradursi in un lieve aumento dei costi delle importazioni di basso valore. La Commissione sottolinea che l’onere economico ricade formalmente sugli importatori e sugli operatori commerciali che introducono le merci nel mercato comunitario.
Resta ora da verificare quale sarà la reazione delle grandi piattaforme internazionali dell’e-commerce. Negli ultimi anni hanno costruito buona parte del loro successo proprio sulla rapidità delle spedizioni e sui prezzi particolarmente competitivi resi possibili dall’attuale regime agevolato.
La partita, in ogni caso, appare destinata ad andare oltre il semplice tema fiscale. Riguarda la tutela dei consumatori e il controllo di flussi commerciali sempre più globali e difficili da governare. Con la riforma si punta a riaffermare il principio secondo cui chiunque voglia vendere nel mercato europeo dovrà rispettare le stesse regole, indipendentemente dal luogo in cui opera.
