Cala Finanza e la funzione politica
AMBIENTE LEGALITÀ

Cala Finanza e la funzione politica

MARCO SECHI

La questione del consumo di suolo non è una questione esclusivamente sarda. È una questione sistemica che ormai caratterizza la geografia antropica delle città e degli spazi con alta densità di popolazione. Il caso di Cala Finanza è più di una questione di tutela ambientale. Mette l’accento su un problema molto più grave e di larga scala. È l’asservimento della politica agli interessi delle multinazionali e dei grandi capitali. 

Il copione è sempre lo stesso. Un governo di destra fa gli interessi dei comitati di affari, a discapito della popolazione e degli elettori che gli hanno conferito il mandato governativo. Successe durante la legislatura regionale precedente. I rappresentanti del Partito Sardo d’Azione hanno trasformato la loro compagine politica nella caricatura di sé stessa. La legislatura regionale del Presidente Christian Solinas è all’origine dell’anarchia totale nel processo di concessione delle aree per la costruzione delle centrali eoliche, recentemente regolamentata, non con facilità, dalla maggioranza attuale in Consiglio Regionale. 

Non è solo una questione di preconcetti o avversione pregiudiziale e ideologica contro le attività produttive, o addirittura, per quanto riguarda il secondo caso, contro l’attuazione di una politica energetica ecosostenibile. La Regione Sardegna è caratterizzata da un problema demografico che ha due motivi principali, la denatalità e l’emigrazione. Senza dubbio, l’avvio di attività produttive è un modo per creare posti di lavoro. È quindi anche un modo di dare occasione ai giovani sardi di costruire una vita nella propria regione d’origine. Le esperienze del dopoguerra sono state ammonitrici di come la corsa all’industrializzazione abbia danneggiato gli interessi della popolazione sarda.

Il lascito di ruderi e sterilità produttiva

I poli industriali del sud-ovest così come quelli del nord-ovest, consacrati alla chimica, hanno visto l’inquinamento di coste incontaminate e gioielli naturalistici. Per non parlare dei poli industriali sparsi in altre località della Sardegna. Sono cattedrali nel deserto. Ormai rimangono i ruderi e la sterilità produttiva del territorio in cui giacciono.

La stessa produzione di energia termoelettrica da fonti combustibili fossili è uno degli interessi che ostacola la transizione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. L’energia eolica è una fonte rinnovabile, quindi indubbiamente un evoluzione positiva. Tuttavia, forti resistenze sono arrivate dalla prima testata giornalistica regionale, che ha imbastito una campagna mediatica allarmistica e apocalittica.

Questo è servito a creare una coscienza critica nella popolazione, sostenendo la mozione della maggioranza in Consiglio Regionale per l’istituzione delle aree idonee alla costruzione degli impianti eolici. È stata probabilmente una conseguenza fortuita, piuttosto che l’obiettivo principale dei conservatori, di chi non vede alcun problema nell’utilizzo di combustibili fossili per la produzione di energia elettrica. Pertanto, energia eolica sì, ma nel rispetto della tutela ambientale e paesaggistica. 

L’industria del turismo non risolve il problema occupazionale

Tornando al resort di Cala Finanza, anche qui l’imputato è l’industria del turismo, un comparto produttivo pesante. Puntare esclusivamente su questo settore mette a dura prova le comunità locali, le infrastrutture dei luoghi soggetti a un aumento esponenziale degli abitanti durante la stagione estiva. Non risolve, inoltre, il problema dell’occupazione e dell’emigrazione. I contratti stagionali portano i lavoratori a spostarsi nelle località turistiche per la stagione invernale. Incrementano dunque la precarietà della loro vita.

A chi giova, dunque, la costruzione di un resort nel pieno di un’Area Marina Protetta a ridosso del mare, saltando a piedi pari la normativa dell’autonomia e del piano paesaggistico regionale?

Sicuramente non ai sardi, né agli ecosistemi biologici della Sardegna. Ma soprattutto, non giova alla politica. Oggi abbiamo esempi non solo in Sardegna, ma in tutto il mondo. Gli interessi del capitale stridono con quelli dell’economia ecosostenibile. In Lombardia, nel milanese, è una questione recente quella dei Data Center, dei super elaboratori di dati. Sono grandi fino a 100 ettari, se non di più. Anche qui il problema pone delle esigenze legate allo sviluppo tecnologico, che non è di per sé un male. Deve rispettare i canoni della tutela ambientale. Andando a ritroso nelle cronache milanesi recenti, abbiamo anche l’esempio dell’inchiesta sull’urbanistica.

Anche qui due esigenze indispensabili ma contrastanti. Da una parte c’è la domanda sempre più pressante di spazi abitativi per una città in espansione e in controtendenza con il calo demografico. Dall’altra il rispetto del decoro urbano, della vivibilità degli ambienti cittadini in conciliazione con un aumento degli spazi verdi e la diminuzione del consumo di suolo.

Il consumo di acqua ed energia dei Data Center

Questo si aggiunge al problema dell’aumento delle temperature medie nelle aree cementificate e all’inquinamento delle falde acquifere. Vi è inoltre un consumo abnorme di acqua ed energia elettrica, se consideriamo il caso della costruzione dei Data Center. Anche qui l’esigenza di creare un ambiente ecosostenibile, in primis per l’uomo, non solo per gli altri animali, in contrasto con le esigenze della società tecnologica. Ne siamo tutti noi responsabili. Perché ciascuno di noi utilizza i dati prodotti e immagazzinati dai data center e ne sfruttiamo i servizi.

Quindi, sì alla costruzione dei data center e alla creazione di spazi abitativi, ma nel rispetto della conservazione dell’ambiente in cui viviamo. Perché i primi a subire gli effetti nocivi del deperimento dell’ecosistema, siamo noi. 

In tutto ciò, possiamo individuare un’altra costante: l’impotenza e l’inconsistenza di certi comitati politici. Perché se è giusto che le industrie e il capitale facciano i propri interessi, è giusto anche che qualcuno faccia gli interessi dei cittadini. Quale strumento hanno inventato le società umane per difendere i propri interessi? La politica. Cosa fare allora se la politica abdica alla propria funzione e fa invece gli interessi del mercato e del capitale?

Non è forse questo il caso che accomuna gli scempi della costruzione indiscriminata delle pale eoliche di fronte ai gioielli naturalistici delle coste sarde, alla costruzione non regolamentata dei Data Center, al caso della speculazione edilizia a Milano e, infine, al resort di Cala Finanza? È necessario che la politica si riappropri della sua funzione. Definisca i limiti normativi in cui possono operare le multinazionali e le Big Tech. 

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